Artist Thomas KellnerPublications

Photo Italia, 2003-05

Giulio Piovesan: Thomas Kellner, in: Photo Italia 05/2003

Non c'è dubbio che per I'UNESCO Thomas Kellner sarebbe un criminale: infatti il 37enne di Bonn, ex insegnante d'arte, gironzola come un bambino dispettoso-Europa tagliuzzandone i tesori architettonici. II Big Ben, la Torre Eiffel, Stonehenge sono tra le sue vittime piu eccel-lenti, rapite dal suo obiettivo e restituite come un puzzle mal assemblato e impresso, in un irripetibile momento di equilibrio, su rullini che vivono solo ed esclusivamente della perfetta sequenza numerica dei fotogrammi. Quasi a farsi beffa di chi lavora per salvaguardarli, Kellner ha smontato e rimontato i capolavori della storia dell'architettura, per togliere all'uomo occidentale i punti di riferimento che gli permettono di orientarsi durante il viaggio, geografico e temporale, alla ricerca dei segni della cultura che l’ha plasmato. Come hai realizzato queste fotografie? “Tutto è molto più semplice di quel che sembra. Questi miei lavori non sono altro che dei provini a contatto; ho utilizzato una comune fotocamera 35 mm, mentre la mia tecnica si basa esclusivamente sullo studio minuzioso del soggetto per poterlo fotografare a pezzi. Poi faccio uno schizzo e segno la posizione del cavalletto per ogni singolo fotogramma”. Come mai hai scelto questa tecnica così particolare? “Da giovane utilizzavo spesso le macchine a foro stenopeico, impressionando dalle dieci alle venti immagini su ogni negativo. Appena terminata l’università volevo fare qualcosa di analogo per ritrarre la Torre Eiffel, ma avendo meno tempo a disposizione decisi di provare con i provini a contatto. Fui sorpreso dai buoni risultati che riuscii subito attenere?. Quali credi che saranno i tuoi prossimi esperimenti? “Sono sempre impegnato in molti progetti cintemproaeamente. Ma ora, e almeno ancora per qualche anno, mi dedicherò soprattutto al mio lavoro sui monumenti europei. Devo vedere ancora molti Paesi e città, visto che finora ho scattato solo in Germania, Francia, Inghilterra e Portogallo. Le mie foto sono molto apprezzate negli Stati Uniti, e per questo mi è stato chiesto di realizzare un ciclo sull’America, il che mi esalta, dato che laggiù urbano è completamente differente. Non vedo l’ora di fotografare i grattacieli di Manhattan. Sto anche pensando di cominciare a usare una fotocamera di medio formato”. Perché tanti edifici famosi, e non quelli più anonimi? Che cosa vuoi comunicare? “All’inizio volevo semplicemente trovare un’alternativa alla fotografía classica, fare quello che fecero gli impressionisti o i cubisti. Poi col passare del tempo ho scoperto sempre nuovi risvoliti nelle mie opere. Ma il punto fondamentale di tutte è che i soggetti sono molto conosciuti, anche da chi non li ha visti di persona. Sono delle vere icone impresse nella nostra mente dai media. Ci ricordano la nostra cultura, presente e passata, e inevitabilmente ci pongono la domanda se le apparteniamo ancora?. A proposito di cultura, come definiresti le tue opere? Fotografía o arte? “Sento di essere un artista, che usa la fotografía come mezzo per esprimersi”. Sei stato influenzato da qualcuno in particolare? “Sicuramente sono stato influenzato da tutta la storia dell’arte, che ho studiato per molti anni, soprattutto i Cubismo e L’arte prodotta durante il Rinascimento. Per quanto riguarda la fotografía, invece, sono stato ovviamente colpito dai lavori di Bernd e Hilla Becher, August Sander, la fotografía concettuale e tutte le sperimentazioni dal Bauhaus in poi”. Definiresti te stesso un decostruttivista? “Sì e no. Mi è anche stato chiesto in che rapporto mi vedo con il collage. Credo che nessuna definizione sia adatta alla mia fotografía, perché in essa c’è di tutto. Il mio processo creativo è una costruzione, ma il risultato finale assomiglia di più a una decostruzione. È come un collage effettuato partendo da singoli frammenti presi da un’unica immagine. Non ho ancora pensato serialmente a un nome, anche se forse dovrei, tuttavia credo che osservando le mie opere sia evidente ciò di cui si tratta. Una definizione è solo una parola, io sono interessato a creare immagini”.
 

Piovesan, G., 2003. Costruzioni perfette. In: Photo Italia 2003, Nr. 5/03, pp. 78-83.

>>> Ponte 25 de Abril, Lisbon 1999

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